COMUNICATO STAMPA
Collegio della difesa — proc. RGNR 12650/2023 — Tribunale di Genova

Genova, 18 settembre 2026

Conclusione delle indagini nel proc. RGNR 12650/2023: la difesa esprime forte preoccupazione per la chiusura prematura di un'indagine i cui presupposti cautelari sono ancora al vaglio della Corte di Cassazione

La difesa degli indagati nel procedimento RGNR 12650/2023 pendente presso la Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova ha ricevuto in data odierna la notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415-bis c.p.p., alcuni degli indagati sono ancora attualmente detenuti.

La tempistica stupisce. Sono ancora pendenti nuovi ricorsi in Cassazione con udienze già fissate a breve — e questo dopo che un primo annullamento era già stato pronunciato dalla Suprema Corte. I ricorsi sollevano questioni di primaria rilevanza processuale, fra le quali la mancata conformazione del Tribunale del Riesame alla sentenza rescindente della Cassazione, che aveva vincolato il giudice del rinvio a pronunciarsi specificamente sulla riconducibilità delle attività associative alla fattispecie contestata e sul ruolo delle associazioni benefiche nel compendio indiziario, nonché l'inutilizzabilità di atti investigativi e di captazioni, la mancata traduzione adeguata degli atti, l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di esigenze cautelari.

La scelta di concludere le indagini oggi — quando mancano poche settimane a una delle udienze già fissate — non è una coincidenza temporale neutra. È difficile non leggervi la preoccupazione di non far scadere i termini massimi di custodia cautelare prima di poter esercitare l'azione penale: un'esigenza procedurale comprensibile in astratto, ma che non può legittimare la cristallizzazione di un atto di accusa i cui stessi presupposti cautelari sono ancora oggetto di sindacato da parte del giudice di legittimità. Si conclude un'indagine senza attendere che la Corte più alta del Paese — che già una volta ha annullato un provvedimento di carcerazione — si pronunci sulla tenuta del compendio indiziario che la sorregge.

La fretta risponde a ragioni processuali, non certo alle condizioni degli indagati detenuti: in vinculis da quasi un anno, trasferiti ripetutamente tra istituti penitenziari dislocati in tutta Italia, hanno trascorso l'intera estate in carceri sovraffollate in condizioni di caldo estremo, lontani dalle famiglie e dai luoghi di vita. L'accusa a loro carico riguarda la raccolta di fondi per la popolazione palestinese attraverso associazioni di beneficenza attive da decenni sul territorio italiano: una contestazione che si inserisce in un più ampio trend, osservabile in tutta Europa, di criminalizzazione di chi si occupa di solidarietà con le vittime del conflitto a Gaza. Parte dei materiali su cui l'ipotesi accusatoria si fondava è stata fornita da apparati di intelligence e militari israeliani i cui vertici sono oggetto di mandati di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi nel medesimo contesto operativo. La Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla tenuta processuale di un impianto indiziario costruito anche su tali basi.

Gli indagati sono e rimangono innocenti fino a sentenza definitiva.

Il collegio della difesa:

Avv. Nicola Canestrini — Avv. Sandro Clementi — Avv. Angela Ferravante - Avv. Fausto Gianelli — Avv. Elisa Marino — Avv. Gloria Ninci — Avv. Gilberto Pagani — Avv. Pier Francesco Poli — Avv. Marina Prosperi — Avv. Federico Riboldi — Avv. Dario Rossi — Avv. Flavio Rossi Albertini — Avv. Nabil Ryah — Avv. Giuseppe Sambataro — Avv. Fabio Sommovigo — Avv. Emanuele Tambuscio — Avv. Gianluca Vitale — Avv. Samuele Zucchini