TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO
Premessa: SLAI COBAS fu fondato nel novembre 1992 a Napoli dal compagno Granillo che costituì questa struttura a causa della legge sulle RSU che impedivano la normale attività dei vari comitati operai resistiti agli anni ’80 ed interni ai CDF. Le sedi fondamentali da cui partì SLAI COBAS furono Pomigliano d’Arco, Taranto e Arese. Con il congresso di Bellaria del 1998 si sancì una divisione causata dalla eccessiva centralizzazione bipolare Arese-Pomigliano, resa significativa anche dal lavoro parlamentare della Malavenda. Quindi una parte significativa delle sedi provinciali di SLAI COBAS si staccò e prese il nome di SLAI COBAS per il sindacato di classe. Essendo SLAI COBAS un movimento sindacale, nessuno può scomunicare nessuno se non sulla base di critica specifica sul lavoro svolto nella pratica.
ALCUNE
DELLE AZIONI CONDOTTE DALLA CONTRO RIVOLUZIONE O DALLA FALSA SINISTRA
RIVOLUZIONARIA CONTRO SLAI COBAS NEL CORSO DEL 2007
1
MARGHERA
Un articolo
con esaltanti dichiarazioni di Bettin e Molin contro il “terrorismo” per un
semplice striscione per la libertà dei compagni arrestati lasciato a 100 metri
in linea d’aria in una palazzina diroccata di fronte ai cantieri navali di
Marghera, porta un unico nome in tutta la pagina, a proposito di un articolo su
Taliercio, dirigente ucciso dalle Br nel 1981. Il nome del nostro coordinatore
provinciale. Segue dichiarazione di rettifica del suo avvocato, che viene
pubblicata dallo stesso giornale, “La Nuova VeneziaMestre”, che da allora in
poi non darà più alcuna notizia delle nostre attività.
2
SPINEA (VE)
Un’auto
distrutta al coordinatore provinciale di Venezia durante una “errata manovra di
posteggio” da parte di un “cittadino” pare del Ministero dell’Ambiente che
evita poi sia di fare il concordato sia di avvertire la propria assicurazione
dell’ “incidente”. La circostanza causa il mancato pagamento del danno (oltre
5.000 euro). Attualmente sono in corso azione penale e civile, ma con grave
ritardo. L’ “incidente” arriva dopo la distruzione pochi giorni prima di
un’auto di un locale dirigente Cisl, non rivendicata da alcun gruppo.
3
Un giovane neoassunto in Sirma, iscritto a SLAI Cobas per il sindacato di classe, unico di una quindicina di dipendenti nel giro di un mese, assunti con contratto a termine rinnovabile, non ottiene il rinnovo del contratto e l’assunzione a tempo indeterminato. Una assemblea porta, grazie all’intervento di un ex delegato CGIL, ad uno sciopero di solidarietà di 1 ora. Dopo 7 mesi Sirma riconosce in via legale privata il proprio errore e paga tutti gli stipendi di Igor durante la disoccupazione. Ora il compagno lavora in altro stabilimento.
4
TARANTO
25 giugno
2007 – reddito lavoro - mail da SLAI COBAS Taranto cobasta@libero.it
Ci
segnalano una nota di operai contro contro lo Slai Cobas Taranto.
ci fa sempre
specie occuparci di questi millantatori che conosciamo da una vita ma non
possiamo far passare spudorate bugie.
"Lo SLAI Cobas di Taranto afferma di guidare una rivolta
sociale :"il nostro impegno per guidare estendere e approfondire la
rivolta sociale, affermare nei fatti che la lotta e l'autorganizzazione nei
cobas é l'arma dei lavoratori per ottenere risultati,". Per adesso l'unico risultato della "rivolta sociale" che lo SLAI COBAS guida è "la vittoria plebiscitaria di Stefano".Poniamo allo SLAI Cobas una domanda: Perchè non avete preso
il potere, ma avete usato la rivolta e indirizzato i voti sul Sindaco Stefano?"
Tutti a Taranto e molti in Italia sanno della attiva
campagna per il boicottaggio attivo delle elezioni e per il non voto condotta
dallo Slai cobas Taranto con iniziative blocchi di centinaia e centinaia di
lavoratori
Cosache in questa elezioni é diventato uno spettro per la borghesia ele
istituzioni locali e non possiamo che trovare davvero indegno e inammissibile
che simile gente possa liberamente spacciare bugie.
5
Lo SLAI COBAS di Termoli segnala che il
licenziamento di Stefano, reintegrato in passato già per ben due volte dalla
magistratura sul posto di lavoro, attuato dalla Fiat Powertrain. Nel suo
comunicato, il coordinamento provinciale di Campobasso e Termoli rileva anche
che sono anni che si prova a colpire SLAI COBAS. In solidarietà con il compagno
si è svolto un sit in il 31 luglio davanti alle portinerie della FIAT di
Termoli. A Stefano ed ai compagni operai di Termoli la nostra solidarietà
6
TARANTO A
Taranto RIVA si offende
In occasione di uno dei tanti omicidi
bianchi all'ILVA, viene fatta una scritta su uno dei muri della stessa
gigantesca concentrazione industriale, 'Riva assassino' (Riva, recentemente
condannato a 4 anni in un processo con parti civili tra cui SLAI Cobas di
Taranto) é fatta da uno dei giovani compagni di Red Block, interviene la
vigilanza e registra il fatto nei mesi successivi viene notificata una querela
da parte di Riva contro la coordinatrice provinciale dello Slai Cobas ,
Margherita Calderazzi, come 'mandante' della scritta !
il 17 settembre si tiene presso il
giudice civile l'udienza l'avvocato di padron Riva dichiara "il sig. RIVA
tiene particolarmente a questo procedimento e ha comunicato chepresenzierà
personalmente a questa o a una delle successive udienze" - ci teniamo
anche noi e il 17 e i giorni successivi con diverse iniziative in fabbrica e
nelle piazze il cui programma è in via di definizione chiariremo meglio il
concetto di 'Riva assassino'
7
VENEZIA - 4
ottobre 2007
A Venezia Slai Cobas per il sindacato di classe denuncia il settarismo e l’indisponibilità ad azioni comuni per lo sciopero generale del 9 novembre da parte del responsabile RdB CUB di Venezia e Veneto, Antonini, che adduceva tale posizione alla scelta di SLAI COBAS di Arese di dare indicazione di votare NO al referendum anziché di sabotarlo. Beninteso alla ACTV, la roccaforte di RdB CUB a Venezia, comunque la astensione non ha superato la partecipazione elettorale, e SLAI COBAS per il sindacato di classe di Venezia ha dato l’indicazione di boicottare il referendum o di votare NO a scelta del libero arbitrio dei lavoratori, dato il diverso livello di coscienza di classe e le diverse posizioni esistenti nel movimento operaio.
8
Nella giornata del 16 ottobre una grave montatura giudiziaria è venuta alla luce nei confronti dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe. Su indicazione della Procura della Repubblica di potenza, Direzione Distrettuale Antimafia, p.m. Dr Francesco Casentini, sono state perquisite tutte le nostre sedi: a Taranto, che funge da sempre come sede centrale, a Ravenna a Palermo, a Milano, a Bergamo, a Marghera insieme alle abitazioni di 25 compagni, compresi tutti i dirigenti locali dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe più altri lavoratori appartenenti in passato al nostro sindacato, altri compagni e iscritti in altre città, quattro operai delegati ed ex-delegati, molto noti alla Fiat Sata, mai appartenuti allo Slai Cobas per il Sindacato di Classe e attualmente militanti di altri sindacati di base. Con la perquisizione è stato notificato un avviso di garanzia per i reati di cui agli artt. 270bis e 272 c.p.p., "accertati in Potenza con nota della Questura di Potenza, Digos, del 20.3.2006 e consumati in Lavello, Melfi e altrove dall'ottobre 2005 fino a oggi". Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati computer, materiale informatico, volanti, documenti, lettere aventi per oggetto la nostra attività politico-sociale in senso generale. Solo attraverso i primi articolo apparsi sulla stampa, Corriere della Sera, blog di Panorama e testate locali, riusciamo a sapere di che cosa si tratterebbe: si scrive che l'inchiesta riguarderebbe tutta l'attività alla Fiat Sata, ma anche all'Ilva di Taranto e in altre fabbriche o posti di lavoro, attraverso cui, come recita un titolo "il, terrorismo ha cercato di entrare alla Fiat di Melfi". Sarebbe quindi terrorismo la nostra attività alla Fiat Sata, che è cominciata in occasione della lotta dei 21 giorni, a cui con i nostri attivisti, da Taranto soprattutto, abbiamo partecipato con volantini, fogli, tutti pubblici, a sostegno, in particolare, della battaglia delle organizzazioni sindacali di base che vi svolgevano un ruolo di prima fila.
Abbiamo denunciato, in particolare, la
violenza poliziescaacontroagli operai in lotta, abbiamo contestato
l'accordo che svendeva i risultati della lotta, abbiamo puntato all'unità
sindacale di classe, nel processo di riorganizzazione delle file operaie dopo i
21 giorni. Abbiamo portato la parola d'ordine "fare come Melfi" in
tutte le fabbriche in cui eravamo presenti o riuscivamo ad arrivare. Ma abbiamo
fatto anche molto di più, perché è la Fiat Sata è tra le più importanti
fabbriche automobilistiche d'Europa e un sindacato che si dica di classe deve
fare di tutto per "penetrarvi". Abbiamo lavorato alacremente, anche
inviando sul posto nostri attivisti da altre sedi, per riorganizzare lo Slai
Cobas, per la creazione di un circolo operaio con operai provenienti da altre
esperienze sindacali, dove si potesse condurre un'attività sindacale, ma anche
una formazione sindacale e marxista dei lavoratori. Abbiamo realizzato un lungo
articolo e un opuscolo, sulla cui base abbiamo realizzato due convegni, uno dei
quali insieme alla Failms e con la partecipazione di oltre un centinaio di
lavoratori.
Abbiamo anche avviato vertenze per il
recupero salariale si spettanze pregresse degli operai Fiat, con l'intervento
dell'Ispettorato del Lavoro e con esito positivo per tutti i lavoratori e,
nell'ultimo anno, siamo stati partic larmente impegnati nella campagna contro
il TMC2 e i nuovi sistemi aggiornati di sfruttamento della Fiat, prendendo
spunto dall'inchiesta del giudice Guariniello condotta alla Fiat Mirafiori su
esposto Fiom, che ha portato all'incriminazione di 68 dirigenti Fiat, a
vantaggio di 200 operai danneggiati. Abbiamo presentato questo esposto contro
la Fiat a Melfi dopo aver raccolto con una campagna di questionari le denunce
dei lavoratori e, in particolare, delle lavoratrici. Questo esposto è oggi
materia di un'inchiesta da parte della Procura di Melfi e ne attendiamo gli
sviluppi. Questa è la nostra attività, verificabile, documentata, pubblica,
simile a quella che conduciamo, con sviluppo disuguale, all'Ilva di Taranto,
più grande stabilimento siderurgico d'Europa e fabbrica degli omicidi bianchi,
come alla Dalmine, all'Enichem di Ravenna come ai cantieri Navali di Palermo
ecc.
9
I dirigenti e i lavoratori dello Slai Cobas per il sindacato di
classe esprimono il loro ringraziamento a tutte quelle
organizzazioni sindacali e politiche, lavoratori che stanno
esprimendoci solidarietà e, in diverse forme e con propri contenuti, stanno
denunciando l'operazione repressiva antioperaia e anticomunista che ci
colpisceainaquestiagiorni ae il contesto politico e sociale in cui essa si
svolge.
Questo contribuisce ad allargare ed elevare la coscienza, la
generale mobilitazione contro padroni e governo, e
ciòarappresentaacomunque,ben al di là dell'attacco contro di noi,
un fatto politico positivo da intensificareaedaestendere. aMa è bene anche
mettere in rilievo che c'è chi non solo questa solidarietà non ce l'ha data, e
questo è perfettamente legittimo, maha ritenuto opportuno prendere le distanze
in maniera infida e malevola, allo scopo di isolarci e contribuendo così alla
operazione in corso.
Parliamo di un comunicato emesso a firma "esecutivo nazionale
Slai Cobas", nel quale si scrive che l'operazioneasarebbeamirataaaa
"coinvolgere senza alcun fondamento lo Slai Cobas (senza
nessun'altra dizione)".
Insomma: anonasaremmoanoiaiacolpitiamaaloro. aVoglionoaprendersi
le medaglie senza i morti e feriti. Si lascia
intendereche sono loro l'obiettivo e che la colpa è in
fondonostra. Nel punto seguente si parla
delleacosiddettea"ripetuteadiffide"afatteanei nostri confronti a
utilizzare la sigla Slai Cobas, quando sanno
benissimo, acome lo sa parte rilevante del movimento, che nelle
città, e in particolare nei posti di lavoro in cui si è accanita la repressione
in corso, noi siamo i fondatori dello Slai Cobas e, in tutti questi anni, ne
abbiamo rappresentato la continuità storica, la realtà delle lotte di massa,
diventando necessariamente un nemico giurato dei padroni, dei loro governi e
del loro stato e bersaglio perciò della loro azione repressiva. Alla FIAT Sata,
epicentro della montatura giudiziaria, il nostro lavoro in questi due anni è
stato volto proprio alla ricostruzione dello Slai Cobas su base di classe,
laddove l'esecutivo nazionale ha lasciato macerie e sconfitte.
E proprio per questo lavoro di ricostruzione, incompatibile con i
piani Fiat, che siamo oggi criminalizzati.
Si ritorna poi sul punto per cui i criminalizzati sarebbero loro e
non chi sta, all'ILVA Taranto, alla FIAT Sata, alla Dalmine di Bergamo,
all'Enichem di Ravenna, ai Cantieri navali di Palermo, a Marghera, all'Istituto
Tumori di Milano, ecc., lottando duramente contro i padroni e i governi.Infine,
non si trova nel comunicato neanche un rigo di solidarietà verso i quattro
operai della FIAT Sata, uno dei quali loro ex-delegato, altri due ex-delegati,
di cui uno bandiera della lotta contro i licenziamenti e avanguardia
riconosciuto, nessuno dei quali, purtroppo, appartenenti allo Slai Cobas per il
sindacato di classe. Unire dissociazione e supponente arroganza fa veramente
schifo !
10
In data 17 ottobre 2007 è stata condotta una azione antisindacale e di scorrettezza molto grave, il giorno dopo le perquisizioni anche della sede di Mira –VE-, ingannando un lavoratore nigeriano che parla correntemente solo l’inglese e che discute in riunione presente altro compagno nigeriano della sua fabbrica, ottenendo una seconda iscrizione in mancanza di revoca al ns. sindacato allo scopo di ottenere le trattenute dalla società BICA spa. La cosa è stata chiarita in data 14 gennaio con la revoca a questa seconda iscrizione, che questo compagno nigeriano non sapeva non essere possibile nel CCNL. ADL-Cobas, questo il nome di questa struttura, sapeva che Kris era già iscritto a SLAI Cobas per il sindacato di classe, come è tuttora. Lui e l’altro compagno sono in causa per infortuni sul lavoro con la Bica spa.
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2-12-2007
TARANTO – reddito lavoro - mail da SLAI
COBAS Taranto cobasta@libero.it
Solo nella giornata di
oggi abbiamo letto il testo che segue ed è doverosa
una nostra risposta:
1-
punto
primo. L'appello su cui è convocata l'iniziativa del 1° dicembre è chiaro e
limpido non possiamo che ringraziare chi lo ha sottoscritto e sostenuto
in tutte
le forme necessarie, fino alla partecipazione il 1° dicembre
e considerare sbagliato chi invece non lo ha fatto anzi una
propostadecisione dell'assemblea al centro socialedi rionero e di precisarlo e
rilanciarlo con una proposta di una giornata nazionale di lotta in ogni posto
di lavoro in gennaio, sulle cui forme e contenutidiscutere e confrontarci
nei prossimi giorni.
2
-punto secondo. E’ corretta la critica che nel messaggio messo redatto da stop
criminalizzazione vi è una imprecisione che andava
da noi rettificata occorre dire però che non è vero che non ci siamo
confrontati con i licenziati fiat sata nel percorso della
manifestazione glielo abbiamo presentato detto e proposto ai cancelli fiat
e più volte per a/maile nonci è mai stato detto che
non era condiviso e anzi ci è stato detto che ne avrebbero discusso e poi
deciso se parteciparvi e come e fino alla dissociazione finale noi non
pensavamo affatto che avrebbero preso questa posizione
diciamo di più due licenziati non firmatari della dissociazione ci hanno
confermato telefonicamente la loro presenza il 1° dicembre anche se alla
fine non sono venuti.
3
-punto terzo - Circa poi gli insulti [da “operai contro”] qui per favore
non invertiamo le parti gli insultati siamo noi econtinuiamo ad esserlo
nello sporco obiettivo di isolarci e consegnarci alla repressione
padronale e statale abbiamo rispostoa questi insulti -in maniera giusta o
sbagliata che sia l'opinione dei compagni che continuiamo a rispettare -
e continueremo a farlo speriamo meglio e in maniera iù convincente per
tutti.
(il lungo elenco di
adesioni alla giornata di Melfi del 1 dicembre è stato pubblicato sul n.2 nuova
serie di proletari comunisti)
12
POMIGLIANO
D’ARCO
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Luigi Shpati,
da poco iscritto al nostro sindacato, riceve una lettera di trasferimento dal
cantiere CTI in Fincantieri in Marghera ad un cantiere di Bologna, nonostante
la sua parziale invalidità ad un braccio, permanente, al 30%. Una immediata
mobilitazione il 7 gennaio porta al ritiro del trasferimento, che non prevedeva
né indennizzi né vitto-alloggio.